16 # Si reclama un'impresa ardita
Sono insopportabili i danni provocati dai terribili eventi prodotti dalla disperazione dei più contro l'incapacità dei pochi. Quei pochi arroccati a difendere inutili privilegi, giacché sotto le mentite spoglie di una democrazia formale (e irrealizzata) si consumano ignobili delitti contro l'ambiente umano, orribili misfatti a vantaggio delle stesse élite favorite dagli imperi e dalle dittature. Così il mai fluido sistema delle classi sociali si è incancrenito in caste: i confini tra le comunità umane diventano solchi, rughe di un sodalizio spinto al declino dai conflitti d'interesse, trincee sanguinose per conquistare quel che resta di un capitale che non si riproduce più in abbondanza. E la distribuzione della ricchezza è vieppiù furto perpetrato con destrezza dalle lobby affaristiche del teatrino politico. La giustizia è messa all'asta nel libero mercato: gli affari inumani richiedono leggine avverse a qualsiasi etica. Del resto, la dignità è concessa per via dinastica: chi non ha padrini è condannato all'ergastolo della precarietà. Perfino i sentimenti sono un lusso per chi non può permettersi un rifugio per l'intimità e un reddito per il futuro. La mafia del familismo liquida ogni altra speranza: sul ponte sventola bandiera ipocrita la cooptazione... Ma che bel regime democratico! La situazione richiederebbe un'azione risoluta: tocca sbertucciare ciò che si racconta per vie ufficiali, giornali e scuole soprattutto. Tocca uscire dal torpore del panem et circenses, girarsi di scatto e fottere chi vorrebbe metterlo, irrispettosamente, un bel pezzo nel culo: ribadisco con arguzia labronica - mi sia concesso - concetti già espressi altrove con diplomazia (mutatis mutandis, repetita iuvant).
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